Tra vacanza e lavoro

 

 

Molto bella l’Irlanda, si respira un clima di relax che ti allontana dallo stress di tutto l’anno. Però come poter rinunciare ad una sbirciatina alle farmacie?

Ma si dai, diamo un’occhiata a come sono messi da queste parti, in fin dei conti è pur sempre Europa.

Dunque, la struttura del Paese è costituita da poche vere città (Cork, dove sono atterrato, è una delle città più importanti e conta poco più di 120.000 abitanti, solo leggermente più grande della mia Vicenza) e poi ci sono una moltitudine di piccoli centri, i più grandi con circa 3.000 – 4.000 anime residenti.

In questi ultimi la farmacia devo dire che non è particolarmente evoluta e accattivante nelle attrattive.

Realtà di piccole dimensioni con arredi vecchio stampo.

Quando chiedi come vanno le cose ti rispondono che tutto sommato si sopravvive, del resto la concorrenza è praticamente nulla in quanto spesso c’è solo una farmacia tranne nei centri più grossi dove se ne contano due o al massimo tre.

Quindi, prendere o lasciare e ovviamente se hai necessità prendi quel che c’è in quanto non hai alternative, anche perché il resto delle attività commerciali presenti sono più che altro pub.

Direi che il paragone con la nostra situazione non fa testo, tranne forse per alcune realtà., ma c’è poco da imparare.

Così appena mi capita di visitare una città appena un pelino più grande, non mi faccio scappare l’occasione di curiosare per capire se la situazione cambia… E cambia eccome.

Poiché non penso che tu voglia leggere un articolo in stile tour operator, ma piuttosto sei interessato a sapere come funzionano certe dinamiche riguardanti il tuo lavoro, allora ti racconto situazioni che ormai sono valide universalmente.

Entro in una farmacia privata, dimensioni modeste, illuminazione triste e nessuna attrattiva particolare. Ci vogliono cinque minuti(ed ero l’unico cliente) prima che il farmacista mi chieda se ho bisogno di qualcosa in particolare, eppure per un self-service c’era gran poco da fare self.

Prodotti depositati sugli scaffali in maniera ammassata e disordinata, nessuno stimolo emozionale, arredo banale e luci e cartelli senza alcuno studio di attrazione. Il farmacista mi dice che a malapena si sopravvive ma non saprebbe dirmi per quanto tempo ancora.

Pur ammettendo di non aver fatto molto per cambiare la sua situazione negli anni, mi racconta che la concorrenza nel frattempo è divenuta assai aggressiva.

Seconda visita “di lavoro” la faccio in una farmacia della catena “A”, distante circa cinquecento metri dalla precedente.

Qui la metratura e l’assortimento sono decisamente superiori, mentre la struttura lascia ancora alquanto a desiderare.

L’afflusso di persone è maggiore, non mi sento più solo, ma non mi sembra una esagerazione e sinceramente mi sarei aspettato di vedere più persone essendo ormai le undici di mattina. Però penso che forse qui ci sono diverse abitudini, chissà.

Procedo nel mio tour cittadino e così mi imbatto nella terza farmacia della mattinata, appartenente alla catena che chiamerò “B” (per non fare pubblicità a nessuno). L’ingresso non è fluido, in verità la porta è un po’ stretta, ma la gente continua a uscire e per entrare si è formata una piccola fila.

Ce la faccio e subito mi accoglie (anche se non sono solo) un saluto e un sorriso dell’addetta al reparto dermo-cosmesi. Procedo e noto ovunque un’esposizione ordinata e molto ben illuminata, una vera boutique degli acquisti per la salute e il benessere.

Ti viene voglia perlomeno di guardare cosa hanno da offrire nei reparti correttamente segnalati e settori merceologici ricchi nell’assortimento.

Ma i farmaci?

Non li vedo ma noto che esiste anche un piano superiore, raggiungibile con scala mobile.

Qui, superi un reparto per l’infanzia enorme con i soliti biberon ma anche vestiti, accessori per il bagnetto del bambino (anche le vaschette), giocattoli, tricicli e biciclette, e molto altro ancora.

Passando oltre, c’è un settore dedicato alla medicazione e finalmente in fondo ci sono due piccoli banchetti presidiati, uno dedicato al farmaco senza ricetta e uno per le prescrizioni.

Ci rimango un po’ male, ma fondamentalmente capisco e me ne faccio una ragione.

Scendendo con l’altra scala mobile, prima dell’uscita, mi imbatto in un nuovo reparto dedicato agli integratori e agli alimenti……di ogni genere, comprese merendine e Coca Cola.

I prezzi non li ho confrontati nei diversi punti vendita, però lo credo che nella piccola farmacia non ci fosse nessuno.

Senza un particolare richiamo e motivazione, anche io ci andrei dentro solo per una emergenza di vicinato. La concorrenza non è solo spietata ma è anche impari.

 

 

Quindi cosa può fare quel piccolo farmacista per riuscire a competere?

Io credo che abbia solo una via da perseguire e sia quella di dare una vera ragione per costringere la gente a preferirlo. In pratica deve offrire tutto quello che le grandi strutture faranno fatica a garantire.

Deve ricercare una specializzazione assoluta ove focalizzare la propria impresa, proponendo esclusività di competenze e selezionando l’offerta dei prodotti.

Non può più limitarsi a vendere solamente merce, bensì deve costruire rapporti e imparare l’arte dell’accoglienza.

Se si posiziona sul medesimo piano competitivo, sia nella scelta dei prodotti sia nella concorrenza sui prezzi sia nella tipologia di servizio, inevitabilmente non avrà scampo.

Ti ho raccontato un aspetto delle mie vacanze perché probabilmente questa fotografia della farmacia irlandese presto potrà essere sovrapponibile a molte nostre situazioni.

Quindi, siccome per costruirsi una reputazione occorre tempo, forse è il caso di organizzarsi in anticipo per affrontare la competizione forti di una credibilità difficilmente attaccabile.

Secondo il mio pensiero, questa è l’unica strada per garantirsi la fedeltà del cliente nel futuro, e sono contento di aver ricevuto una riprova dei concetti che ho voluto esprimere nel mio ultimo libro “Lavorare per l’azienda e non solo nella tua azienda”.

Ah, dimenticavo. Non ti senti toccato da queste considerazioni perché hai una farmacia come quella dei piccoli centri descritti all’inizio?

Ti invidio, per ora sei più fortunato di altri tuoi colleghi.

Tuttavia in realtà hai solo un po’ più tempo per organizzare la tua reazione al futuro scenario della competizione, perché presto il cambiamento travolgerà inevitabilmente anche te.

Presto non sarà solo questione di difendersi dalle catene che magari nel tuo paesino non verranno mai, ma io comincerei a guardare con apprensione ad esempio a internet, o magari alle assicurazioni private, o ai nuovi sistemi di consegna a domicilio non solo di merce ma anche di servizi grazie alle moderne tecnologie.

Insomma, poiché è innegabile che il mondo continui a cambiare velocemente, non trovi assurdo insistere a fare le stesse cose che facevi ieri aspettandoti però di ottenere risultati diversi?

 

di Paolo Piovesan
© Riproduzione riservata

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