La  Farmacia  ambasciatrice della comunita’

Sono appena tornata dalle vacanze natalizie durante le quali ho avuto la fortuna di visitare una splendida città della Polonia: Cracovia.

Ogni volta che vado in un posto, la prima cosa che controllo (sempre!) sono ovviamente le farmacie. Mi piace curiosare, è più forte di me, entro in tutte quelle che vedo, osservo, faccio foto, talvolta inizio a chiacchierare con i farmacisti presenti; questa era la mia prima visita in Polonia, così’ la curiosità’ era molto alta.

Le farmacie a Cracovia si stanno trasformando dal modello ufficio postale, con tutti gli espositori chiusi da vetrinette, ad un più libero servizio; ma non è di questo di cui vi voglio parlare.

Voglio raccontarvi invece della Farmacia storica  Apteka pod Orlem, la Farmacia dell’Aquila, al numero 18 della Piazza Zgoda, l’unica che durante la II guerra mondiale rimase aperta dentro il ghetto ebraico; la storia di questa Farmacia mi ha talmente affascinato che sono andata a visitarla.

E’ diventata un museo ed il farmacista Tadeusz Pankiewicz  ha scritto un libro che ho letto tutto d’un fiato. (Tadeusz Pankiewicz, “The Krakow Ghetto Pharmacy” – Wydawnictwo Literackie 2013 – esiste anche la traduzione in italiano).

Mi piace la storia, soprattutto quella delle Farmacie, soprattutto se, come in questo caso, sono diventate testimoni di fatti così’ importanti; la location di questa difatti è al centro di quello che fu il distretto ebraico, creato dalle autorità’ il 3 marzo del 1941.

Il farmacista Tadeusz, polacco non ebreo, ne diviene suo malgrado un abitante e gestisce l’unica farmacia del quartiere, resistendo agli sgomberi, agli ordini di chiusura ed alle pressioni dei nazisti. Rimane lì, fedele al suo giuramento, baluardo della salute della sua comunità’.

E’ testimone di tutta la storia, dall’innalzamento dei muri perimetrali alla divisione del ghetto, agli sfollati, alle angherie e brutali omicidi, alla vita di tutti giorni di circa 60000 persone, stipate in 320 edifici, 3.167 stanze (venne assegnato un appartamento ogni quattro famiglie e molti furono costretti a vivere per strada) ed in balìa di un futuro doloroso ed incerto fino alla soppressione.

Lo so, sono argomenti tristi, terribili e molto penosi, ma all’interno di tutta quella sofferenza un uomo decide di restare, decide di aiutare e di osservare; traducendo le parole di Tadeusz: 

“la farmacia era, secondo l’opinione della maggior parte delle persone, una sorta di ambasciata, una stazione diplomatica, che rappresentava il mondo, singolarmente libero, all’interno della città circondata da mura e imprigionata”

Fa riflettere che proprio la Farmacia sia diventata una sorta di oasi, di isola libera in cui rifugiarsi e nascondere i propri oggetti religiosi (in una volta segreta della farmacia si nascondevano Torahs e altri artefatti religiosi), in cui parlare e scambiarsi messaggi di resistenza e che è proprio un Farmacista, è quella figura importante, la figura cardine, colui che si prende carico del suo quartiere, soccorritore silenzioso della sua comunità’ nonostante tutto.

Entrano ed escono dalla farmacia tante persone differenti che il caso fa sopravvivere o morire, persone che aiutano gli ebrei, altre che li tradiscono, persone che riescono a fuggire altre che vengono deportate ed uccise.

Un’intera cittadina ed una piccola farmacia, un farmacista titolare e tre collaboratrici che si adoperano ad alleviare il dolore, non solo con medicine magari introvabili, ma con l’ascolto costante ed azioni atte a salvare vite.

 Non è poi quello che i farmacisti di oggi bravi che amano il proprio lavoro fanno ancora? La risposta è sì, è ancora così se si cercano le farmacie indipendenti, o quelle rurali dove, aldilà del prezzo basso, degli sconti 3×2, sono gli uomini quelli che contano, sono i riferimenti dei quartieri, dei piccoli paesi, quelli che fanno le notti, che vanno anche a casa di certi pazienti per ascoltarli, quelli che fanno ancora i farmacisti.

 Mi viene in mente un altro Farmacista,  Mr. Walgreens (si’ proprio lui, il creatore della grande catena americana) , che durante la Depressione americana, 1929-1940 circa, gli anni più bui,  aiutò la sua comunità, cancellando tutti i debiti dei suoi clienti e talvolta regalando le medicine; in quegli anni  sua moglie  cucinava con tutti gli alimenti che si barattavano in cambio delle medicine:polli, uova e carne e nella sua farmacia dispensavano pasti a 25 centesimi.

“Quel negozio era il luogo di incontro per l’intera città”  (John U. Bacon, “America’s corner store” – John Wiley & Sons, Inc 2004); stiamo parlando di Chicago, stiamo parlando di una Farmacia. 

La farmacia come luogo di incontro della comunità, in tutte le nazioni in cui viaggio, in tutte le epoche che studio; forse lo dimentichiamo troppo spesso, traviati dalla giusta ma non indispensabile sete di profitto.

Talvolta dimentichiamo il ruolo così importante che hanno avuto i farmacisti nelle varie epoche, dimentichiamo il valore del giuramento, l’importanza che si può assumere nella propria comunità, ecco perchè cerco ogni giorno di ricordarlo ai miei clienti.

Riportare valore alla propria professione, crederci e combattere per essa come ha fatto Tadeusz rimanendo nel cuore e nella memoria di chi è sopravvissuto.

Ma come farlo al giorno d’oggi col mercato in continua trasformazione e con le difficoltà di competitors online e offline sempre più agguerriti?

La domanda che i Farmacisti di oggi devono porsi è: in tempi dove c’è tutto di tutto come trovo il “mio diverso” che mi permetta di ricavare soddisfazioni morali e materiali? la mia risposta è: attraverso una farmacia sempre più specializzata, che sappia interpretare e risolvere i bisogni della propria comunità.

Ricollegarsi al proprio territorio e fare scelte di prodotti e servizi collegati ad esso. Trasformare la propria farmacia in un centro salute, che non vuol dire solamente munirsi di salette per i servizi e formare il proprio staff nel modo giusto, ma di renderla viva, partecipe dei problemi di salute dei propri pazienti.

Ecco allora che la missione del farmacista continuerà ad essere quella di cardine  e  manutentore della salute della società.

Titolare di Farmacia? Entra anche tu nel gruppo chiuso di Farmacia Vincente.

Iscriviti ORA =>http://bit.ly/2Q0Rtwq

di Fiona Sartoretto Verna
© Riproduzione riservata