DECALOGO DI UNA CLIENTE ALLA SUA FARMACIA

Ho ottant’anni e una vita passata entrando e uscendo dalla farmacia. Prima come figlia, poi come mamma, oggi come nonna. La farmacia per me non è mai stata solo un posto dove comprare medicine, ma un luogo di incontro, di ascolto, di sicurezza. Con il tempo ho imparato che anche noi clienti abbiamo una responsabilità. Per questo sento il bisogno di lasciare queste dieci regole, dette con rispetto e con affetto, a chi come me varca quella soglia da una vita.

La prima è ricordarsi che il farmacista è una persona, non una macchina. Dietro quel banco c’è qualcuno che ha una famiglia, dei pensieri, delle notti difficili come le nostre. Non è invincibile, anche se spesso lo pretendiamo.

La seconda è accettare che anche il farmacista può sbagliare, in buona fede. Non perché non sia competente, ma perché il lavoro con le persone è complesso. Un errore non cancella anni di dedizione, attenzione e professionalità.

La terza è non giudicare una giornata da un singolo momento. Tutti abbiamo giorni storti, parole dette male, risposte meno brillanti. Buttare all’aria un rapporto costruito in anni per cinque minuti di nervosismo è un’ingiustizia.

La quarta è parlare, non attaccare. Se qualcosa non ci convince, se ci sentiamo trascurati, la parola gentile chiarisce più di una polemica. Il farmacista che ascolta è lo stesso che vuole migliorare.

La quinta è ricordarsi che la farmacia non ci deve nulla per forza. L’aiuto, il consiglio, l’ascolto sono frutto di una scelta quotidiana, non di un obbligo freddo. E ogni scelta merita rispetto.

La sesta è avere pazienza. A volte davanti a noi c’è una persona più fragile, più lenta, più spaventata. Anche noi, un giorno, potremmo essere quella persona. La farmacia è una comunità, non una fila da smaltire.

La settima è riconoscere il valore della costanza. Tornare sempre nella stessa farmacia non è solo abitudine, è fiducia reciproca. E la fiducia, quando è vera, si protegge.

L’ottava è ringraziare. Un grazie sincero pesa più di quanto immaginiamo. Rende più leggere le giornate difficili e ricorda al farmacista perché fa questo mestiere.

La nona è non pretendere la perfezione. La perfezione non appartiene agli esseri umani, appartiene alle macchine. E noi in farmacia non cerchiamo macchine, ma persone che si prendano cura di noi.

La decima, forse la più importante, è ricordarsi che la farmacia ci accompagna nei momenti belli e in quelli brutti della vita. Nascite, malattie, paure, guarigioni. Proteggere questa relazione è un dovere reciproco, perché certi legami, una volta persi, non tornano più.

Lo dico da donna anziana che ha visto cambiare il mondo, ma non il valore delle persone. La farmacia resta uno degli ultimi luoghi dove l’umanità conta ancora. Difendiamola insieme.